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la Siae vuole la tassa sui pc e su internet! |
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È tempo di affrontare nuove tasse per chi fa uso di computer, Internet e
cellulari.
La prima proposta viene della Germania e, anche se ancora non è stata
approvata, sono in pochi a sperare in una sua bocciatura: si tratta di un
canone per l'uso di Internet su computer e telefoni cellulari.
Proprio come avviene per il canone televisivo, secondo questa proposta
l'accesso a Internet richiederà il versamento di una somma che il governo
tedesco ha calcolato in 17,98 euro al mese, ossia quanto l'attuale canone
per la Tv.
Due sono i modelli per il pagamento attualmente allo studio: il primo
prevede che paghi la tassa chiunque disponga di uno o più computer
collegabili al Web; l'altro impone il pagamento a ogni famiglia,
indipendentemente dal possesso di un televisore, una radio, un telefono o un
cellulare.
L'idea è che, in ogni caso, un unico canone copra sia radio e televisione
sia Internet; si potrebbe pensare che, quindi, poco cambierebbe per i
cittadini tedeschi, dato che già versano 17,98 euro al mese. In realtà una
differenza c'è.
Chi non possiede una radio o un televisore oggi paga il canone in maniera
ridotta (5,76 euro); con la nuova legge si troverebbe a pagare circa il
triplo.
La faccenda del "canone Internet" in Germania viene inizialmente data per
certa dalla stampa italiana, ma si è poi rivelata essere semplicemente una
proposta di legge. Tuttavia la notizia non solo ha allarmato tantissimo i
navigatori italiani, ma ha trovato subito chi vorrebbe riproporre un
meccanismo analogo per l'Italia.
La proposta di introduzione di una nuova tassa (o, meglio, di estensione di
una tassa già presente) è infatti tutta italiana e proviene dalla Siae, una
società invisa ai più.
La Siae - rivela Stefano Parisi, presidente di Asstel - vorrebbe estendere
la tassa che già grava sull'acquisto di masterizzatori, videoregistratori e
di tutti quegli apparecchi adatti a duplicare i contenuti anche a Pc e
telefonini: si tratta di circa 2,5 euro per terminale.
Asstel la definisce una follia, Siae la giustifica alla solita maniera,
ossia comecompenso per la copia privata di un prodotto protetto: chi
acquista, per esempio, un Dvd - ragiona la Società - deve pagare per poterlo
duplicare.
La proposta è allo studio presso il Ministero dei Beni Culturali. Alle
proteste di chi, come Parisi, la ritiene un'inutile e gravosa imposizione,
Siae risponde con un breve comunicato dal tono indispettito: "In tutti i
paesi europei, anche sui nuovi prodotti (telefoni cellulari, hard disk,
chiavette Usb ecc.) c'è l'applicazione di questo compenso: solo in Italia,
da più di sei anni, questi prodotti sfuggono alla giusta remunerazione dei
titolari dei diritti"..
fonte:
http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=11
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